Progetto di marketing territoriale
Una rivoluzione di immagini per una nuova dignità artistica
nel contemporaneo della ricettività turistica sostenibile
Premessa. La città di Ancona, con la sua storia ultramillenaria, rappresenta un punto di riferimento apicale per un territorio che si espande molto al di là delle sue mura. Cuore pulsante delle Marche, principale snodo marittimo dell’Adriatico settentrionale, è un’anima verde su uno sconfinato orizzonte blu. Da semplice città portuale ha poi saputo evolversi con un ventaglio significativo di offerte turistiche al passo con le tendenze del mercato: mare, natura, arte, cultura ed anche enogastronomia, grazie al felice connubio, degli ultimi anni, tra la crescita dei livelli qualitativi nelle tecniche produttive delle sempre più pregiate tipologie enologiche locali e il suo affiancamento ad una sapiente salvaguardia della cucina tradizionale, sempre richiamata e mai snaturata, neppure nei locali volti alla ricerca. Un insieme di unicità che si sta consolidando grazie alla sinergia tra le istituzioni ed operosi e lungimiranti imprenditori, sapendo definire e caratterizzare in modo sapiente un territorio in precedenza depresso.
Da parte nostra, nell’ambito delle iniziative di marketing territoriale che stiamo portando avanti da alcuni anni in diverse aree del Paese, tendiamo a coinvolgere tutti i principali attori del territorio, sia pubblici sia privati, ponendoli sempre in sinergia, in maniera da poter generare innovative collaborazioni.
Su queste basi ha così preso forma il focus di studio, e la successiva proposta, che abbiamo avviato con particolare attenzione per l’area del Conero, attenti all’offerta attuale e alle sue peculiarità, ma con un occhio di riguardo verso forme di sviluppo che offrano un riposizionamento di maggior valore all’area, con ricadute che – fin dal medio periodo – possano incrementare la redditività degli operatori locali, migliorare l’immagine istituzionale e – con un briciolo di ambizione – “formare” i visitatori ad una corretta, attenta e più completa fruizione del territorio, tale da saperlo vivere appieno, ma in maniera sostenibile e non distruttiva o snaturante.
Negli ultimi anni infatti la sfida sempre più agguerrita tra le varie località turistiche, in Italia come nel resto del mondo, ha portato ad un costante rilancio verso nuove offerte, nuove proposte, pacchetti sempre più “specializzati” o integrati. Hanno così preso forma vari aspetti legati al “turismo esperienziale”, metodologia che, però, ha sempre posto al centro le voluttà del mercato e gli interessi dei turisti e, molto meno, le reali tipicità, caratteristiche e opportunità dei territori.

In parallelo, con il diffondersi del turismo di massa, sono poi aumentati sensibilmente fenomeni legati al cosiddetto “overtourism”, cioè quegli eventi che portano al sovraffollamento dei turisti (o, aggiungiamo, ad un “sovraffollamento inconsapevole”) che si ripercuotono negativamente sullo stile di vita dei residenti e sulla stessa integrità dei territori, per non parlare della salvaguardia dell’arte, della cultura o dell’enogastronomia tradizionale e di qualità, tutte sommerse da numeri che, come già evidenziato nell’allarme lanciato a riguardo dall’Unesco, sono “paragonabili alla devastazione culturale lasciata sulla scia delle grandi migrazioni barbariche”. Un vero e proprio “inquinamento turistico”.
Alcune realtà, in risposta ai numeri da “orde barbariche”, hanno fatto rotta verso il turismo “alto-spendente”, puntando quindi principalmente sul lusso, sui grandi brand internazionali e sulle tendenze dell’ultimo momento: una sfida pericolosa (e costosa!) che però, anche in questo caso, rischia di snaturare i territori, all’inseguimento delle sole desiderata dei turisti e delle mode del momento, facendo somigliare tra loro ogni luogo in una sorta di sconfinato dutyfree dei marchi (basti pensare ad alcune costosissime realtà della Costa Smeralda, divenute impraticabili ai più, o anche alla crescita esponenziale del costo del tartufo bianco d’Alba negli ultimi decenni, passato da essere l’elemento caratterizzante delle fumose trattorie degli Anni Ottanta, fino a diventare oggi una perla quasi inavvicinabile).
Senza arrivare al “numero chiuso” o al “ticket di ingresso”, tra il “Twiga” e “Rimini” occorre trovare un equilibrio. L’obiettivo è definire un giusto compromesso e creare una propria “brand identity” di territorio, attraverso un marketing che sia realmente “sensoriale”, stimolando quindi i sensi di coloro che vogliano anche spendere un po’ di più, ma che ricerchino qualcosa di unico e irripetibile, non riproducibile altrove, con una propria anima e radici ben definite, rivolgendosi quindi, non più al “turismo esperienziale” ma alle nuove linee dettate dal “turismo emozionale”.
Il tutto per dare al territorio del Conero una “allure” di stile, alto livello artistico, cura del dettaglio e del particolare, ricerca e impegno da parte degli operatori turistici, che trasmessa, essa stessa, il concept di un “turismo d’istinto” (giocando anche graficamente sul doppio significato di “D’istinto” e di “Distinto”) che stimoli le emozioni verso un pubblico educato, alla ricerca di emozioni ma attento e acculturato, rispettoso nei confronti di ciò che trova, curioso, appassionato di un turismo sostenibile, ma che sia anche vivo e pulsante, realmente fatto di “istinti naturali” – come il richiamo dell’area parco può suggerire.

L’idea. Abbiamo ipotizzato la costruzione di un percorso di assoluta eccellenza, con l’intento di creare una comunicazione visiva di forte impatto emozionale e altissimo livello artistico, rivolta ad un turismo consapevole e attento. Una rivoluzione per immagini, tale da ribaltare e lanciare a più alti livelli il “percepito” nell’offerta del territorio, valorizzandone le caratteristiche naturali uniche, l’esperienza e la determinazione degli attori e teso a salvaguardarne appieno l’identità profonda: non più still-life o reportage di taglio informativo o giornalistico. Siamo al momento in cui si rende necessaria un’immagine che assurga a dignità artistica.
Il progetto – su ideazione di Massimiliano Panero e con la direziona artistica di Stefania Colombo – ha quindi preso vita con la realizzazione di una serie di scatti ad opera di Fabio Bonanno, fotografo di fama che, attraverso la sua sensibilità, ha saputo farsi interprete di volti e momenti peculiari del Conero. La stagione turistica ha poi fatto da fondale all’intera fase di ricerca fotografica e stilistica, strutturata per cogliere l’anima dei luoghi nel momento dell’anno in cui possano esprimersi al meglio.
Il frutto di questa ricerca sta diventando un patrimonio di immagini a cui ora si intende dare il massimo della valorizzazione, in un percorso che definisca l’intero territorio de Conero e attragga coloro che possano fruirne, con attenzioni che sappiano regalare emozioni e felicità.

Il progetto. Con la conclusione della fase documentale, di ricerca e di realizzazione degli scatti, che sta avendo luogo fino alla prima metà del mese di Settembre 2026, si intende dare il via alla fase di prima promozione del progetto.
Dapprima con la realizzazione della “fanzine” (con una prima selezione di alcuni significativi scatti) si intende definire e realizzare un prodotto snello e fruibile, che anticipi e promuova il progetto in termini generali, offrendo spazi e opportunità per tutti gli operatori del territorio e per le Istituzioni. La pubblicazione, di taglio innovativo, realizzata in varie migliaia di copie, fungerà da flash iniziale del progetto, dando altresì l’opportunità di azioni promozionali in varie location del Paese e anche supportando momenti formativi sul format per operatori del settore, giornalisti e comunicatori.
Quindi, con la misurazione delle ricadute immediate, soprattutto in termini di visibilità ed immagine, sarà la volta della mostra fotografica delle opere anticipate nella “fanzine”, curata da Denis Curti (direttore artistico della Fondazione “Casa dei Tre Oci” di Venezia, nonché direttore e fondatore di “STILL Fotografia” e curatore personale per l’Italia, tra gli altri, di David Lachapelle). Sarà l’elemento di passaggio tra una semplice azione di marketing e una profonda rivisitazione del posizionamento dell’intera area: l’alto taglio artistico e il livello di internazionalità, che si intende proporre, sarà tale da porre premesse significative per l’intero obiettivo del progetto.
Una sensibilità artistica e una rivoluzione per immagini che potrà, come in altre affermate realtà continentali (Arles in primis) assegnare un nuovo status di eleganza e gusto all’area del Conero. La mostra, che potrà strutturarsi con cadenza annuale, diventerà così anche punto d’attrattiva per il territorio in momenti al di fuori dei picchi turistici stagionali, destinando ad Ancona e alla sua area l’attenzione dei principali attori della scena fotografica e artistica nazionale ed internazionale.
Essa stessa potrà poi, in un percorso itinerante su varie sedi espositive di primario ordine, svilupparsi come veicolo primario di promozione turistica di qualità e di livello per il Conero, raggiungendo così anche l’obiettivo di rilanciare la valorizzazione di Ancona, adattarla alla nuove esigenze del contemporaneo e puntare su nuove forme di promozione per l’intero comprensorio e per le sue attrattive turistiche e culturali.
A chiusura del primo anno di attività, e a celebrazione della mostra e del lavoro di ricerca fotografico-artistica, si intende anche “lasciare una traccia tangibile e duratura”, con la realizzazione e stampa di un volume monografico artistico, sintesi e corollario del cammino intrapreso, da distribuirsi tramite i più importanti editori della fotografia artistica nelle principali librerie d’arte di tutto il mondo.

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Per ulteriori dettagli, contatti o informazioni: Massimiliano Panero – maxpanero@gmail.com

